Queste sono le informazioni fornite dalla piattaforma spagnola delle persone coinvolte nello squatting (PAO).
Squatter in Spagna
GTRES

Come molti altri, la piattaforma spagnola delle persone coinvolte nello squatting (PAO) ha manifestato le proprie preoccupazioni in merito alla recente legislazione abitativa del Paese. L'associazione ha espresso un netto rifiuto del contenuto della legge abitativa, sottolineando che la PAO non mette in discussione la necessità di garantire a ogni cittadino l'accesso a una casa dignitosa, nel rispetto delle leggi e dell'amministrazione pubblica. Inoltre, la piattaforma ha denunciato che questa legge non tiene conto e penalizza direttamente le persone colpite dall'occupazione in Spagna.

"La nuova legge spagnola sull'edilizia abitativa ignora l'aumento esponenziale delle occupazioni negli ultimi anni, così come le sue conseguenze. L'inerzia e la tolleranza di questi crimini hanno creato un nuovo gruppo sociale vulnerabile: le persone colpite dall'occupazione, che continuano a chiedere soluzioni e protezione legale, cosa che non trova riscontro neanche in questa legge, ma a nostro avviso favorisce chi commette il reato e genera il problema", afferma l'associazione.

La piattaforma ha elencato i "problemi" che ha rilevato nella legge:

  • Una legge sulla casa non dovrebbe lasciare a terzi la soluzione abitativa per le famiglie vulnerabili. "Esortiamo il governo a garantire che le diverse amministrazioni si assumano le proprie responsabilità in termini di integrazione di persone e gruppi nella società, nonché di valutazione e risoluzione delle loro eventuali difficoltà sociali, fornendo risorse che migliorino la qualità della vita e prevengano l'esclusione sociale".
  • L'accesso a un alloggio dignitoso deve rifiutare l'accesso illegale e in nessun caso deve essere legato all'ottenimento di una rendita sociale.
  • La legge mostra la mancanza di protezione per tutti i proprietari di abitazioni e il loro diritto di proprietà nei confronti di terzi che tolgono temporaneamente tale diritto. Per questo chiediamo l'adozione di misure cautelari a favore dei proprietari e delle persone colpite in caso di occupazione o occupazione.
  • Lo sconfinamento, l'usurpazione o il mancato pagamento degli affitti, coinvolgono molteplici casistiche e agenti, sebbene la legge non ne lasci traccia né le loro implicazioni, così come le proposte per invertire la situazione dei proprietari delle case, che secondo la normativa vigente devono affrontare il mancato pagamento degli affitti, le spese di forniture, le tasse e le spese legali per recuperare il “LORO” bene. A fronte di queste situazioni di palese lesione della vittima dell'occupazione, non esiste articolo che regoli l'esenzione del danno fino a quando non si giunga alla soluzione giudiziale.
  • L'assunto intenzionale del binomio occupazione e vulnerabilità esclude misure per fronteggiare altre cause di occupazione: il profitto economico degli squatter e delle mafie, l'uso degli alloggi occupati come narcotrafficanti o bordelli, l'intenzione di non pagare l'affitto, la creazione di ghetti da parte dei clan o gruppi...
  • La mancanza di proposte per contrastare le mafie abusive è una svista imperdonabile che creerà gravissimi danni e danni materiali, psicologici e psichiatrici ai vicini e alle comunità colpite da mafia e occupazione criminale, i grandi dimenticati di questo problema.
  • Si chiede che si proceda al procedimento penale per il reato di usurpazione di cui al comma 2 dell'articolo 245 cp, in caso di fondatezza cautelare del provvedimento di sgombero e restituzione al legittimo possessore del bene oggetto del reato e purché che tra coloro che occupano la casa vi sono persone non autosufficienti in conformità con le disposizioni del paragrafo 2 dell'articolo 2 della legge 39/2006, del 14 dicembre, di promozione dell'autonomia personale e assistenza alle persone in situazione di dipendenza, vittime di violenza contro donne o minori, le amministrazioni regionali e locali competenti in materia di abitazione, assistenza sociale, valutazione e informazione delle situazioni di bisogno sociale e immediata attenzione alle persone in situazione o a rischio di esclusione sociale, affinché adottino le corrispondenti misure di protezione senza che queste comportino lesione dei diritti patrimoniali del richiedente o della collettività, che richiederanno un bilancio sociale favorevole alla buona convivenza nonché corresponsabilità nella cura della proprietà, degli spazi comuni e del rispetto dei regolamenti comunali.
  • Che secondo la modifica della legge 1/2000, del 7 gennaio, di procedura civile, la piattaforma si oppone fermamente alla sua modifica:
  • È da considerarsi buona fede, da parte delle persone/famiglie vulnerabili, dimostrare prima del giudizio di un giudizio di occupazione o disoccupazione documenti atti a verificare la richiesta di aiuto ai servizi sociali del territorio, esonerando così l'immobile da prendere provvedimenti in questi casi (salvo eccezioni molto specifiche).
  • La risposta dei servizi sociali alla richiesta di vulnerabilità del giudice deve comportare il rispetto dei termini, la considerazione degli effetti che potrebbero incidere sulla controparte e, soprattutto, risorse abitative immediate o assistenza locativa.
  • La legge non può prorogare ulteriormente i termini per il trattamento della vulnerabilità di una persona/famiglia, in quanto comporta l'elusione di diversi fattori d'altra parte che non sono stati presi in considerazione, con la mancanza di empatia del legislatore nei confronti dei piccoli proprietari, il l'aumento della sfiducia nel sistema collassato e l'assenza di proposte alternative di alloggi dignitosi in affitto sociale da parte dell'Amministrazione competente sono alcuni dei problemi principali.